Patrizia Tibaldo, Storia dell'uomo, Video DVD, 5 min 31 sec, 2005

Patrizia Tibaldo

HUMANS

November 26 - December 21, 2010
 

La differenza o la singolarità si oppongono all’omologazione indifferenziata dei linguaggi e delle razze, dei mercati e delle forme di espressione. Da una parte insomma assistiamo alla espansione dell’impero, dall’altra alla deflagrazione dei localismi, alla proliferazione di comunità, etnie, all’interesse per ciò che vi è di tradizionale e di particolare in un determinato habitat, alla invasione delle soggettività, degli esseri singolari plurali che fanno le vere nuove moltitudini. Questa apertura al genius loci, all’insieme di segni e valori che definiscono un habitat linguistico, che ha condiviso per secoli valori e tradizioni, ovvero cultura, affianca un altro fenomeno, il multiculturalismo, di dimensione anch’esso mondiale. L’individuo oramai vive in questa doppia e multipla condizione, una situazione sconcertante, spaesante, traumatizzante, eppure benefica, salutare se e quando viene percepita e vissuta come mutazione necessaria per un processo evolutivo di scala planetaria dentro il quale si torva anche la personale vicenda umana sottoposta a continue e inevitabili alterne fasi di trasformazione e rigenerazione. Gli altri, l’essere sempre altro, capire e accettare che assieme all’altro c’è comunque dell’altro da scoprire e ricevere l’altro come un dono, da amare e accogliere come il prossimo e l’intimo, tutto questo appare essere la vera chance per questo mondo malato. Infine, apparteniamo ad un universo globale, siamo sempre tra gli altri e nel mondo, in quel mondo di consumi e immagini globali ma al tempo stesso avvertiamo di essere al centro di un proprio universo, locale,familiare dove possiamo ritrovare sicurezze, valori certi, radici comuni, assieme ad un pericoloso senso di chiusura o soffocamento. L’esperienza dell’estraneo, nel suo molteplice significato, è liberatoria, un rischio da correre, una paura da vincere, un egoismo da sconfiggere. In definitiva siamo sempre qui e altrove. Lo smarrimento e il ripiegamento su di se sembrano caratterizzare quanti non riescono a confrontarsi col mondo né con la mondializzazione, la perdita di punti di contatto, lo sradicamento, l’omologazione colpiscono quanti accettano o meno la deriva globale.. Questo significa che l’identità, la personalità oggi si costruisce attraverso un continuo e inevitabile scambio di valori, esperienze, codici, globali e locali. Parlare dunque di comunità, familiare, cittadina, nazionale e di multiculturalismo significa prima di tutto cercare di individuare i confini della nostra personalità, di quella dimora dell’essere che siamo noi stessi, o come recita Jean Luc Nancy, di questo nostro essere singolare plurale. Il mio volto, il volto dell’altro, che rivela quanto di più prossimo esista di noi o tra noi.

 

Sergio Risaliti

 

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