La Galleria RITA URSO propone per la sezione SCOUTING di Artverona 2018 un dialogo fra tre giovani artisti ita- liani, Francesco Bertocco, Davide Sgambaro e Francesco Snote, la cui ricerca espressiva, pur avvalendosi di forme e linguaggi differenti tra loro, condivide l’interesse per una dimensione profonda e non immediatamente accessibile.

La poetica di Sgambaro è contraddistinta da un approccio quasi “umanista”: centrale nel suo lavoro è l’indagine della natura umana colta in tutti i suoi aspetti, i temi del confronto con se stessi e del ricordo personale.
Le tele monocrome che compongono Il trittico Lezione di canto (2018), sono il frutto di un attento studio cro- matico dell’opera Le tre età dell’uomo di Giorgione con cui l’artista condivide alcune tematiche ricorrenti, tra cui quella dell’inesorabile passaggio del tempo, del degrado, del “memento mori”.

I due lavori dal titolo Una cosa divertente che non farò mai più #12 (2018), denotano la possibilità di scendere in profondità nel racconto dell’animo umano a partire da un livello di palese superficialità, sottolineando al tempo stesso il ruolo del ricordo, unico residuo possibile di un vissuto assolutamente effimero. Le due sculture sono realizzate in ottone e pannolenci, due materiali che rappresentano rispettivamente il presente e il suo deterio- ramento (le lastre di ottone mostreranno via via segni di lavorazione, graffi, i naturali principi di ossidazione) e l’immutabilità del ricordo rappresentato (la lana pressata).

La matericità conclamata dei lavori di Francesco Snote riflette sulle dinamiche del rapporto tra spazio e forma, prendendo in considerazione elementi fisici, fenomenologici e architettonici che vanno oltre la classica dimen- sione percettiva umana, una condizione alternativa, in cui lo spazio vuoto si può disegnare, sfruttare e rendere tattile. La scultura portata ad un “grado zero” nei materiali e nella forma funziona da mezzo propulsore e filtro visivo per approcciarsi a una differente concezione della realtà.

In Untitled (chiocchiolio di Maggio or lance that hurts a landscape), 2018, Snote evidenzia quanto, partendo dal disegno di un orizzonte, uno scenario possa mutare acquistando infinite probabilità di forma, diventando un organo composto da spazi pieni e vuoti che si alimentano e cercano di mantenere un’equilibrio dinamico. Untitled (kiki e un gatto all’alba), 2018 approfondisce i principi strutturali che riguardano il concetto di pae- saggio, cercando un nuovo approccio per intendere la forma e il reperto senza tempo. Nell’opera l’artista crea un sistema architettonico in cui lo spazio vuoto acquista la stessa importanza della materia e in cui il modo di abitare un luogo non derivi da un’ idea di protezione ma di condivisione dello spazio e connessione con l’am- biente circostante.

Francesco Bertocco utilizza il mezzo video e il mezzo fotografico come un dispositivo documentario che, inte- grando non solo tematicamente ma anche metodologicamente strategie e contesti della psicologia e della neu- ropsichiatria, pone in tensione finzione e oggettività clinica.
In Praxis (2018), una serie di fotografie esplorano il setting primigenio, lo studio di Sigmund Freud a Londra, con l’obiettivo di archiviare e parallelamente decostruire e interpretare quei processi di

autolegittimazione della validità della terapia che, nei percorsi psicoterapici, passano spesso per la “messa in scena”.

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